ma-mba DIARIO DI UN ART DIRECTOR, CON UN PIEDE IN CUCINA E L'ALTRO IN CANILE.
Muffin di carote ricoperta di glassa con scorza di limone e praline

Muffin di carote ricoperta di glassa con scorza di limone e praline

La mia nipotina di 11 mesi, in memoria della povera giraffa uccisa oggi, ha scelto il suo vestito per carnevale!

La mia nipotina di 11 mesi, in memoria della povera giraffa uccisa oggi, ha scelto il suo vestito per carnevale!

Poppadoms indiani con crema di carote e pomodori leggermente piccante e crema di porro, latte di soia e zucchine.

Poppadoms indiani con crema di carote e pomodori leggermente piccante e crema di porro, latte di soia e zucchine.

Bocconcini di soia cremosi alla besciamella con funghi porcini e cicoria

Bocconcini di soia cremosi alla besciamella con funghi porcini e cicoria

Eppure questi momenti sono stati così intensi, come le rapide illuminazioni di un sogno quando ci si sveglia, che quel che mi hanno insegnato resterà per me fino alla morte parte di quel che ho provato nella vita. Parole. Parole. Gioco con le parole sperando che una qualsiasi combinazione, magari casuale, possa esprimere ciò che voglio dire. Forse è più facile con la musica? Ma la musica m’attacca in profondità, come un’antagonista, non è il mio mondo. Penso, con amarezza, che forse andrebbe meglio una fila asterischi come nei romanzi dell’Ottocento. O un simbolo qualsiasi, un cerchio o un quadrato. Qualsiasi cosa, ma non le parole. Quelli che ci sono passati, che conoscono come le parole, gli schemi, l’ordine possano dissolversi, mi capiranno. Gli altri no. Ma chi c’è passato sa che nelle parole c’è una terribile ironia, un’indifferenza terribile, e non basta combatterle, o ripudiarle, o dire semplicemente si fa così, si fa cosà: bisogna sapere semplicemente che c’è, che esiste sempre. E inchinarsi, con la cortesia che si riserva ad un vecchio nemico. D’accordo, so che ci sei, ma dobbiamo salvare le apparenze, no? E forse la sola condizioni per cui esistiamo è che salviamo le apparenze, creiamo degli schemi. Non ci avete mai pensato?

Eppure questi momenti sono stati così intensi, come le rapide illuminazioni di un sogno quando ci si sveglia, che quel che mi hanno insegnato resterà per me fino alla morte parte di quel che ho provato nella vita. Parole. Parole. Gioco con le parole sperando che una qualsiasi combinazione, magari casuale, possa esprimere ciò che voglio dire. Forse è più facile con la musica? Ma la musica m’attacca in profondità, come un’antagonista, non è il mio mondo. Penso, con amarezza, che forse andrebbe meglio una fila asterischi come nei romanzi dell’Ottocento. O un simbolo qualsiasi, un cerchio o un quadrato. Qualsiasi cosa, ma non le parole. Quelli che ci sono passati, che conoscono come le parole, gli schemi, l’ordine possano dissolversi, mi capiranno. Gli altri no. Ma chi c’è passato sa che nelle parole c’è una terribile ironia, un’indifferenza terribile, e non basta combatterle, o ripudiarle, o dire semplicemente si fa così, si fa cosà: bisogna sapere semplicemente che c’è, che esiste sempre. E inchinarsi, con la cortesia che si riserva ad un vecchio nemico. D’accordo, so che ci sei, ma dobbiamo salvare le apparenze, no? E forse la sola condizioni per cui esistiamo è che salviamo le apparenze, creiamo degli schemi. Non ci avete mai pensato?

Crumble di banane e ananas al cioccolato

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@mAd_Ale